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Il
culto del Santo è diffusissimo alle falde dell’Etna. Molti paesi
infatti lo venerano come patrono o come protettore, in relazione a due
elementi sempre costanti nella vita quotidiana degli abitanti etnei: il
lavoro (gli animali domestici, i mezzi di trasporto) ed il fuoco
minaccioso e devastante dell’Etna. Proprio
questi motivi hanno spinto fin dall’antichità le genti dell’Etna a
votarsi ed affidarsi alla protezione del Santo, ottenendo spesso da lui
l’allontanamento dai pericoli che minacciavano i loro abitati. Moltissime
cittadine della provincia di Catania conservano testimonianze del culto
a S. Antonio Abate, avendo chiese, altari ed edicole votive a lui
dedicate; statue e dipinti del Santo asceta sono visibili un po’
ovunque alle pendici del vulcano. Aci Sant’Antonio (che prende il nome proprio dal Santo patrono), Belpasso, Camporotondo Etneo, Misterbianco, Nicolosi, Paternò, Pedara e Trecastagni, tutti centri del catanese, lo festeggiano solennemente non solo nella ricorrenza liturgica (17 gennaio), ma anche in altre date, per lo più estive e diverse tra loro, in modo tale da evitarne la coincidenza e garantire la massima partecipazione dei fedeli. È
presumibile che il culto di S. Antonio Abate dall'Oriente sia giunto
nella zona etnea durante la dominazione bizantina, e già nel 1388
l'allora vescovo di Catania, Simone del Pozzo, concedeva alla chiesa
neofondata di Pedara quaranta giorni di indulgenza nel giorno della
festa. Anche
nella cittadina di Aci Sant’Antonio il culto ha origini antiche, se si
pensa che il primo documento ufficiale che ne attesta la devozione
risale al 1563, quando il Vicario Generale di Catania, con l’emissione
di un decreto, concede agli abitanti di Casalotto di portare in
processione la statua del Santo protettore il 17 gennaio di ogni anno. È
verosimile che il culto di S. Antonio Abate da lì si sia diffuso anche
alle zone limitrofe, per giungere sino a Zafferana Etnea. A tal
proposito è utile ricordare che il territorio zafferanese è confinante
con quello di Aci Sant'Antonio, Nicolosi e Pedara, città che hanno come
patrono proprio il "Grande" Santo. Difficile
è invece stabilire quando è perchè la scelta del compatrono di
Zafferana Etnea sia ricaduta su S. Antonio Abate. Probabilmente i motivi
furono gli stessi di quelli degli abitanti di Casalotto, cioè la
necessità di venerare un santo con cui avessero in comune
l’esperienza terrena del vivere lontani dalla città, in campagna,
lavorare con l’aiuto degli animali e pregare e onorare Dio col
silenzio e col sacrificio; ovvero, il desiderio di essere protetti dal
fuoco devastante dell’Etna da chi aveva già vittoriosamente
affrontato le fiamme degli inferi. Il
suo culto a Zafferana, per quanto radicato e sentito in passato, per
quanto vissuto come motivo di grande festa e di giubilo collettivo, è
oggi purtroppo quasi del tutto scomparso. Fino
a tempi non lontanissimi era tradizione, a Zafferana Etnea, la
benedizione degli animali domestici, in particolare quelli utilizzati
per il lavoro nei campi e per il trasporto. L’afflusso di gente
proveniente anche dalle campagne limitrofe portava spontaneamente alla
nascita di trattative per la compravendita degli animali (ovini, buoi,
asini, cavalli, ecc…), costituendosi così una vera e propria “fiera
del bestiame”. Altra tradizione, purtroppo scomparsa, era quella della
benedizione delle “cuddure di S. Antonio”, dei pani realizzati per
l’occasione ed offerti ai fedeli durante i festeggiamenti. In merito al culto di S. Antonio Abate nella città di Zafferana Etnea non esistono documenti scritti né fotografici, ma ci affidiamo alla memoria collettiva, degna custode del passato e di questa antica devozione. Gli anziani del paese ricordano infatti che fino agli anni '40 del 1900 si svolgeva, il 17 gennaio di ogni anno, una grande festa, con tanto di solennità liturgiche e processioni per le vie del paese, arricchite dalle tradizioni legate agli animali e al pane sopra descritte. S. Antonio Abate rappresentava certamente un modello importante per la comunità rurale di Zafferana, tanto che la statua, fino a qualche tempo fa, veniva custodita nella sua personale "cameretta", posta non a caso centralmente dietro l'altare maggiore. Nel tempo la devozione per il Santo è andata via via scemando, parallelamente al crescere del culto alla Madonna della Provvidenza, feconda dispensatrice di grazie contro le eruzioni dell'Etna e somma Protettrice della Città. Ma, al di là delle ipotesi descritte, la fiamma della devozione non si è mai estinta, e con essa la volontà rinnovata di tributare al Santo Compatrono Antonio Abate gloria e lode. Il 17 gennaio 2006, 1650° Anniversario della Morte del Santo, ha rappresentato per la Comunità zafferanese un importante momento per la riscoperta del proprio passato, una grande occasione per ritrovare l'antica devozione al proprio Compatrono, nell'impegno di fare memoria ogni anno dell'esempio cristiano offertoci da S. Antonio Abate. |
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